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La comunicazione ha bisogno dell’incontro

Quanti di noi avrebbero scommesso su un futuro completamente digitale, fatto unicamente di relazioni virtuali e tecnologie che avrebbero sostituito il contatto umano?

Fino a pochissimo tempo fa ogni previsione sembrava portare ad uno scenario di questo tipo, e invece i fatti  dimostrano inequivocabilmente il contrario:  sarà forse per il continuo bombardamento tecnologico  al quale siamo sottosposti, sarà per un naturale ritorno ad una dimensione più “umana”, ma in tutto il mondostanno aumentando vertiginosamente gli spazi dedicati agli eventi, all’incontro fra persone, alle fiere commerciali.

La conferma che le fiere sono uno strumento di marketing ancora attualissimo e che internet non sostituisce l’incontro di business faccia a faccia arriva da UFI, l’associazione mondiale dei quartieri e organizzatori fieristici, che ha pubblicato una mappa mondiale delle sedi espositive aggiornata al 2017.

Il monitoraggio ha rilevato che in 6 anni (dal 2011 al 2017) il numero delle sedi fieristiche con più di 5mila metri quadrati di spazio lordo indoor è aumentato da 1.204 a 1.221, con una particolare crescita delle sedi più grandi, quelle con più di 100mila metri quadrati di spazi espositivi, che sono passate da 48 a 61, per un incremento pari al 27%.

Nonostante i mezzi di comunicazione virino sempre più verso le piattaforme web e social, sono sempre di più le aziende che investono negli eventi dal vivo per promuoversi, confidando nel fatto che l’incontro fra persone sia una risorsa indispensabile per instaurare contatti di qualità.

Questa tendenza è in crescita in tutto il mondo, a partire dalla nostra Europa fino ad arrivare all’Asia, in cui tocca punte di espansione davvero considerevoli: in 6 anni è aumentata infatti del 24,4%.

Cosa dobbiamo aspettarci, dunque, dal futuro?

Sicuramente una crescite ulteriore di questo fenomeno, e un riavvicinamento da parte di aziende ed utenti ad una forma di comunicazione e interazione sempre più improntata ai rapporti fra persone, dopo lo strapotere del “virtuale”.

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